PROGETTO DI STUDIO
Il suo corpo giace nel cimitero trentino di Caoria, sede del comando delle truppe italiane in Val di Fassa. Il lavoro è iniziato con la lettura del diario dell'autore, 'Dalle sue lettere e dai suoi libretti di guerra'. Nell'introduzione abbiamo trovato alcuni riferimenti ad autori dell'epoca che hanno scritto su di lui. Abbiamo perciò ricercato questi scritti, li abbiamo commentati e abbiamo dedicato loro una sezione dell'ipertesto, chiamata 'Cosa hanno detto di lui e come'. La lettura del suo diario ci ha suggerito poi di contattare persone, enti ed associazioni per raccogliere informazioni sul nostro personaggio. Abbiamo attuato alcune ricerche nella biblioteca civica della nostra città, stretto dei contatti con alcuni suoi parenti attraverso la mediazione della comunità ebraica di Firenze e attivato delle corrispondenze E-mail con le biblioteche civiche di Trento e Bolzano; abbiamo contattato lo storico trentino Luca Girotto, che ci ha fornito numerosi documenti ed informazioni utili per il nostro lavoro. Ci siamo collegati attraverso la posta elettronica con il Ministero della difesa, con l'Associazione Nazionale Alpini e visitato il museo fotografico di Trieste e quello del Risorgimento. Abbiamo fotografato alcuni siti commemorativi a Trieste, in Carnia e in Trentino. Al termine di questo studio ci siamo recati in visita su uno dei luoghi teatro delle operazioni belliche da lui descritte nel diario e abbiamo scattato delle fotografie, comparandole con alcune immagini storiche che avevamo precedentemente ritrovato. Una storica triestina ha svolto una lezione sulla sua famiglia e sui rapporti tra Giacomo Morpurgo, Guglielmo Oberdan, Fauro Timeus, altri irredentisti e in generale sul rapporto la borghesia ebraica e la società italiana alla vigilia della prima guerra mondiale.
GIACOMO MORPURGO: UNO DI NOI?
Proponiamo una sintesi dei punti che ci sono parsi più significativi per capire il personaggio ed il suo tempo. Ci siamo domandati: 'Possiamo trovare delle affinità tra la sua giovinezza e la nostra?' Stefania si chiede come mai un ragazzo di vent'anni voglia andare in guerra, combattere! Per dimostrarsi forte? Come può credere in questo valore? Per noi la guerra non è un valore. Per questo motivo abbiamo studiato alcuni documenti sull'irredentismo triestino e sul clima culturale che si respirava a Trieste e più in generale nell'Italia dell'epoca. Marinela osserva che Giacomo sembra essere contento e voglia far credere di non avere paura di niente, ma ogni volta che sente le notizie sulla morte dei suoi amici prova 'come se una parte di sé venisse tagliata'. Allora tutti noi ci siamo chiesti: 'Ha cambiato idea rispetto ai valori che prima professava?' La risposta è duplice: egli prova una profonda sofferenza interiore per la mancanza degli amici, per la lontananza dai genitori; si commuove più volte per la malattia della nonna ed è pieno di attenzioni per il fratello più giovane. D'altro lato però continua ad affermare che la guerra è giusta. Noi questo non lo capiamo e ci chiediamo perché c'è tanto odio fra la gente. Barbara cerca di rispondere a queste domande, sostenendo che egli capisce come la guerra non è come tutti se l'aspettano; egli spesso si sente inutile, incapace nel contribuire a 'qualcosa di grande', ma prevale in lui sempre, su ogni scoraggiamento, il desiderio di andare fino in fondo ai suoi ideali. Davide ribadisce che il giovane sa separare molto bene i suoi affetti personali dall'ideologia politica alla quale appartiene. Nel diario emerge più volte la sua preparazione culturale, le letture di Virgilio, dell'Odissea, dell'Eneide. L'autore concepisce il sacrificio della vita per la patria come quello dei grandi eroi classici per i quali la morte in battaglia era considerata un valore. Krezia confronta la nostra capacità di comprendere e partecipare alla vita della società con la disponibilità dei giovani dell'epoca a morire per un ideale. Abbiamo capito che questa scelta così definitiva è comunque degna di rispetto, nonostante i motivi politici e culturali che l'hanno determinata siano discutibili e non condivisibili.
COSA E COME HANNO DETTO DI LUI
Nella seconda parte abbiamo analizzato gli scritti che gli sono stati dedicati dai suoi contemporanei: citiamo alcuni articoli apparsi su riviste dell'epoca, di carattere locale o nazionale, nei quali i suoi maestri lo ricordano come: 'un giovane serio dall'ingegno acuto, investigatore, tendente all'indipendenza e all'originalità. La sua indole era facile da plasmare e condurre a patto che l'educatore avesse la sua piena fiducia. Il suo carattere tendeva verso la costruzione di un successo duraturo. Era schietto, vivace e talvolta un po' rude, non curava il suo aspetto esteriore, nell'abbigliamento eleganza e ricercatezza non erano fatte per lui. Concluse con onore il liceo e si diede agli studi delle lettere scegliendo l'epigrafia, adatta al suo spirito di ricerca. Contemporaneamente si occupava degli studi storico – critici e fece una piccola pubblicazione sotto la guida di Alessandro D'Ancona.' 'Spirito irredentista, ha dato la propria vita per i territori italiani (Trento e Trieste) sotto il dominio dell'Austria fino alla prima guerra mondiale.'
Nel 1914 cominciò a farsi conoscere pubblicando nell'Archivio per l'Alto Adige di Ettore Tolomei le testimonianze da lui diligentemente raccolte dei viaggiatori stranieri che dal '600 all''800 varcarono il Brennero. Le Alpi lo entusiasmarono e divenne appassionato dell'alpinismo che allora era uno strumento di affermazione nazionale offerto ai giovani nelle regioni occupate dall'Austria. A causa della guerra egli interruppe gli studi e fin dall'inizio della temporanea neutralità dell'Italia egli 'sentì che era l'ora non dei libri ma delle armi.' Cominciò ad addestrarsi assieme agli altri irredentisti. Si trovò con molti altri triestini a Gemona dove venne arruolato come volontario nell'8° reggimento alpini. Dopo un breve corso di addestramento fu inviato come soldato semplice sui monti della Carnia; più tardi ricevette il comando di una sezione mitragliatrici e fu aggregato al battaglione alpino Monte Arvenis.
CITAZIONI DAL DIARIO DI GUERRA
Il suo diario di guerra è una interessante e particolareggiata descrizione dei luoghi dove si svolsero alcuni tra i più aspri combattimenti nella nostra regione alpina, quali: il Pal Piccolo, il Freikofel, il Pal Grande. 'Potete credere quanto mi abbiano addolorato le notizie delle due ultime perdite, di Giacomo Venezian e di Aldo Padoa. Davvero che Trieste vuole, per tornar libera, tutto il sangue dei Triestini. Di fronte a tanta gente che si espone e rischia la vita sul serio sull'Isonzo, penso con umiliazione che ho fatto così poco, anzi che non ho fatto niente in questi sei mesi ormai che son soldato. E ora altri tre mesi per lo meno li passeremo qui, a far la vita di guarnigione, e a tirar su queste 'cappellaccie', che sono poi quelli della mia classe.'
In una lettera scritta ai suoi genitori parla della morte di G. Venezian ed A. Padoa, suoi amici triestini. Il fatto lo addolora a tal punto che ad un mese di distanza in una pagina del suo diario ne parla ancora, rendendosi conto di quanto sia preziosa la vita, pur mantenendo vivo nel suo intimo l'ideale della morte per la patria. Dice infatti: '…Raccontano degli enormi disagi di quella lotta, tutta nel fango, e delle perdite fortissime. E di queste, tre mi hanno direttamente colpito: Giacomo Venezian, Aldo Padoa, e Scipio Slataper. La morte gloriosa di Venezian non ha niente di così tragico come quella del povero Aldo Padoa, unica speranza di quella disgraziata della sua […] di gloria: l'altro, come me, come mille e mille altri giovanissimi, che possono, che debbono quasi, morire senza rimpianto, perché non hanno nemmeno assaggiato la vita, e solo lasciano a piangere la mamma. Ma Scipio Slataper non mi par possibile che sia morto, perché era uno in piena vita, in piena efficienza, in piena espansione.'
Il legame con la famiglia è molto forte.: 'E' assai bene che la vostra visita sia prima del 1° luglio […] credo sia meglio che la mamma venga presto qui. Spero non vi cruccerete troppo per questa partenza affrettata […] Io proprio non so essere dispiaciuto della cosa, sebbene sappia che voi contavate su un mio più lungo soggiorno qui […]'. Nonostante ciò si preoccupa dei problemi famigliari: 'Quello che la mamma mi dice dell'incertezza intorno ad Augusto lo capisco troppo bene…la povera nonna ha un tumore al petto, speriamo benigno…Io provo una pena immensa: penso alla mamma e penso alla nonna, la figura della quale è per me accentratrice di tutti i più cari e semplici e intimi ricordi e affetti…'. Nei suoi scritti non parla mai delle azioni di guerra, racconta solo di come si svolge la vita dei soldati in trincea: 'Queste abitazioni semi-trogloditiche sono la cosa più interessante: un telo da tenda, steso fra la roccia e un muretto rudimentale di pietre, forma in mezzo una specie di canale, parte scavato nel terreno, parte sopra il livello del suolo, col fondo di terreno umidiccio, con sopra un po' di paglia fangosa. Qui si dorme, e per dir la verità, almeno stanotte, non ci ho dormito male affatto. Un po' di umido, un po' di freddo (freddo fa abbastanza, ma sono ben coperto); ma insomma ci si dorme passabilmente, sebbene un po' pigiati.[…]'.
La mattina del 6 ottobre 1916 durante un'azione di guerra sul monte Busa Alta, nelle Alpi trentine, alzandosi in piedi, venne colpito in fronte e cadde nel canalone dinanzi a lui. Il suo cadavere fu recuperato 10 mesi dopo. I suoi compagni posero una targa a lui dedicata, che venne distrutta successivamente dagli austriaci, e dettero il suo nome ad una forcella Oggi la targa è stata ripristinata nei pressi della cima della Busa Alta conquistata dagli italiani. Gli venne conferita inoltre una medaglia al valore militare con la seguente motivazione: 'Comandante di una sezione mitragliatrici, per impedire che i nemici di una vicina trincea contrassero l'avanzata dei nostri, si appostò allo scoperto in una certa guglia soprastante, e mentre, con mirabile coraggio, sprezzo del pericolo ed efficacia dirigeva il fuoco delle sue armi, cadde colpito in fronte.'
BIBLIOGRAFIA E INDIRIZZI UTILI PER PROSEGUIRE LA RICERCA
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