Ieri, verso le ore 19 di un tardo settembre, si era ormai al crepuscolo: le ombre si allungavano, le automobili accendevano i fari, e sulla strada che porta a Samatorza la fila di luci in movimento tracciava un serpentino scintillante.
Si sono trovati là , in un’osmizza, con un fare tra l’allegro ed il carbonaro, una quarantina tra docenti e non docenti: non hanno mangiato “studente stufato”, che a loro riesce tanto bene, ma salame e prosciutto e bevuto vino, questo sì rosso, come il colore delle biro usate per segnare gli sbagli.
Onestamente, una festa del genere deve essere una cosa da girarci alla larga; niente musica, niente balli, ma solo tanti fitti discorsi che si intrecciavano nei tavoli e fra i tavoli. Ma di cosa avranno parlato in quelle ore? Avranno parlato di matematica ed economia aziendale, o piuttosto sorriso degli sbagli più clamorosi dei loro allievi? Avranno discusso della programmazione didattica o parlato male del dirigente? Avranno discusso del regolamento di istituto o invidiato e rimpianto i colleghi che se ne sono andati in pensione? Chissà ; forse più semplicemente avranno parlato dei malanni che alla loro età , si sa, cominciano a farsi sentire, e dei figli, quei figli che non fanno mai quello che i genitori dicono loro, quei figli che non trovano il lavoro che vorrebbero, quei figli che si mettono sempre con fidanzati inadeguati.
Poi è calato il silenzio perché è arrivata la torta, alla frutta naturalmente, perché gli adulti sanno che la frutta fa bene soprattutto se è colorata. Quando la frutta è colorata, infatti, contiene antocianine e polifenoli che combattono l’invecchiamento, fanno sparire le rughe, tengono lontani i tumori e rendono meno probabile l’Alzheimer.
Sulla torta una scritta che li ha divertiti molto, ma che solo loro potevano capire; ogni setta ha il suo linguaggio ed anche loro ne hanno uno.
Ammirata l’opera dei pasticceri, la prof. M. ha preso un coltello e, come aveva visto fare in un film di Hitchcock, lo ha affondato nella crema che c’era sotto alla frutta; e allora, nel silenzio si è sentito un sibilo e … BUM! La torta è esplosa. La crema si è depositata dappertutto, soprattutto sugli insegnanti con gli occhiali, che toltisili, avevano tutti l’aspetto di un orsetto lavatore; in tutta quella confusione, il prof. K. affettuosamente toglieva le fragole dai capelli biondi della prof. R., che con un sorriso lo ricambiava pulendogli le guance dalla crema. H., furioso, spazzolandosi i capelli con le mani, buttava all’aria le pesche e la gelatina che vi si erano appiccicate; pesche e gelatina che ricadevano sull’unica parte del vestito di A. che non era stata sporcata dalla crema e che si arrabbiò con lui perché “le rovinava il vestito nuovo”.
Ad un tratto, finalmente, arrivò la cameriera che, guardato il disastro, li cacciò tutti via furente, perché per causa loro avrebbe dovuto lavare tutto e ripulire persino il soffitto.
P.S. Vi sarebbe piaciuto che fosse andata così, eh? E invece la prof. M. tagliò la torta; tutti ne mangiarono e la torta era buonissima. La cameriera, ex alunna del Carli, quando uscirono, li salutò con un sorriso. Punto.
P.P.S. E’ inutile che cerchiate di capire chi erano K, A, H ed R, perché non esistono. M sì, ha tagliato la torta ed è stata brava a fare le parti.
PD