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Italo
Svevo, il maggiore tra gli scrittori triestini del suo tempo e uno tra
i maggiori della letteratura italiana contemporanea, reca in sé
i problemi vissuti dalla borghesia triestina dell'epoca, problemi spesso
collegati alla questione dell'identità. Così, per esempio,
esiste il problema della scelta della lingua: Italo Svevo nasce Schmitz,
studia in Germania, ma parla in triestino-veneto e scrive in italiano,
tant'è che decide di scegliersi uno pseudonimo che esprime la compresenza
di queste due lingue e due culture. Inoltre, costretto dalle vicissitudini
economiche familiari a un lavoro routinario e oscuro quale quello dell'impiegato
di banca - tutto l'opposto di quello che è il suo mondo interiore,
sensibile e timido - frequenta la Biblioteca Civica per volare alto, legge
i grandi scrittori europei sui quali pubblica elzeviri.
LA
CITTÀ REALE DI SVEVO
Il porto franco, con le sue facilitazioni doganali aveva creato la florida
ricchezza mercantile di Trieste.
Si costruivano allora bei palazzi nello stile viennese, si costruivano
le linee tramviarie per collegare i rioni più lontani e popolosi
della città che ormai raggiungeva una notevole estensione e le
linee ferroviarie per collegare il porto all'Europa centrale, si costruivano
le navi che avrebbero portato le merci e i passeggeri lungo le rotte dell'Atlantico
e dell'Oriente.
Il cuore della città, con le sue banche e i suoi centri di potere,
stava nel Borgo Teresiano, tra il Municipio e la Stazione della Ferrovia
Meridionale, si snodava poi lungo le Rive fino alla Stazione della Ferrovia
Transalpina di Campo Marzio. I luoghi della vita reale compaiono in vario
modo evocati nei suoi scritti letterari: la casa natale in via dell'Aquedotto
12, oggi Viale XX Settembre, la dimora della famiglia Veneziani nei pressi
dell'azienda nella zona di Servola, ora nei pressi di via Italo Svevo,
la dimora estiva di Opicina sul Carso triestino e la casa di Londra, dove
risiedeva per le necessità dell'azienda. Ma certi luoghi reali
diventano parte del racconto per la loro suggestione legata alla vita
vissuta dall'Autore. Tra i luoghi che fanno da sfondo alle opere narrative
di Italo Svevo troviamo la Biblioteca Civica, frequentata realmente da
Italo Svevo all'uscita del lavoro in Banca e riproposta nel romanzo "Una
vita" con la medesima funzione per il protagonista Alfonso.
Frequentando la Biblioteca Civica completò la sua conoscenza della
letteratura italiana, leggendo i classici Machiavelli, Guicciardini, Boccaccio
e i contemporanei De Sanctis e Carducci, ma anche i naturalisti francesi.
Troviamo in "Senilità" il Passeggio S. Andrea, teatro
degli incontri di Angiolina ed Emilio, Campo Marzio, Barriera Vecchia.
Tra i luoghi de "La coscienza di Zeno" compaiono la Corsia Stadion,
dove abita Carla e il Giardino Pubblico, la city con il Tergesteo e la
Borsa.
OPERE
Italo Svevo esprime il disagio del divario sociale nel romanzo "Una
vita", pubblicato dall'editore Vram di Trieste nel 1892, in cui i
rapporti tra le persone nella società borghese sono descritti nella
loro falsità, incapaci di consentire l'incontro diretto dell'animo
delle persone, prigioniere dei loro ruoli. Composto tra il 1887 e il 1890,
Una vita è la prima prova impegnativa del giovane scrittore.
| il
romanzo è ambientato nella Trieste contemporanea. Alfonso Nitti,
ventenne impiegato proveniente dalla provincia e stabilitosi a Trieste
come impiegato della Banca Maller, sognatore, si sente a disagio in
un lavoro ripetitivo. Abita in una povera casa, presso la famiglia
Lanucci, dove è trattato con deferente rispetto per la sua
posizione sociale. Sta per rinunciare al lavoro e tornare a casa dalla
madre, ma viene invitato a casa del principale, il signor Maller,
al quale è stato raccomandato dalla governante, amica di sua
madre. |
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Il
lusso di casa Maller, l'atteggiamento di superiorità di Annetta,
figlia del banchiere, suscitano un certo imbarazzo in Alfonso ma anche
il desiderio di farsi conoscere ed apprezzare e ne nasce una relazione
tra i due giovani.
Ma
egli non vuole essere coinvolto nei rapporti intriganti tra i membri della
famiglia Maller e la governante, per cui rinuncia ad Annetta. Con la morte
della madre e il matrimonio di Annetta con un avvocato, cui fanno riscontro
il comportamento freddo dei colleghi e lo squallore della casa Lanucci,
Alfonso si accorge degli errori commessi che lo hanno portato in una situazione
falsa e insopportabile, decide di uscirne a testa alta suicidandosi.
Nel suo secondo romanzo Senilità, pubblicato nel 1898, Italo Svevo
assimila lo stato d'animo dell'inetto a quello del vecchio che, non avendo
attitudine alla vivacità della vita, la contempla con la malinconia
della nostalgia di un vecchio per la giovinezza, sentendosene sempre estraneo
con un senso di senilità.
Composto tra il 1896 e il 1897, Senilità apparve dapprima a puntate
sul quotidiano triestino "L'Indipendente", di tendenze irredentiste,
dal giugno al settembre 1898. Gli anni della composizione coincidono con
quelli del fidanzamento e del matrimonio con Livia Veneziani. Il romanzo
non ebbe successo e Svevo si convinse a non pubblicare più opere
narrative. Quando, nel 1927, il romanzo fu ripubblicato in Italia, fu
considerato, in particolare da Montale, il suo capolavoro. Dalla vicenda
è stato tratto un film omonimo (1962) per la regia di Maurizio
Bolognini e con l'interpretazione di Claudia Cardinale.
| La
trama: Emilio Brentani, trentacinquenne impiegato triestino con qualche
ambizione letteraria, conosce Angiolina Zarri, una popolana bella
e disponibile, e decide di concedersi con lei un'avventura non compromettente.la
sua vita scorre monotona tra l'ufficio in una società di assicurazioni
e la casa che divide con la sorella Amalia, zitella tutta dedita alle
sue cure. Emilio vorrebbe condurre a modo suo la relazione, ma è
soggiogato dal fascino candido ed ambiguo di Angiolina,che, mentre
gli appare come una donna da |
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idealizzare, lo tradisce con tutti. Stefano Balli, uno scultore di scarso
successo amico di Emilio e fortunato conquistatore di cuori femminili,
cerca di metterlo in guardia, ma Alfonso, in cui prevale un senso di senilità
interiore, si sente comunque attratto dalla sana vitalità della
ragazza. Intanto Amalia si innamora ingenuamente dello scultore, unico
uomo a frequentare la loro casa e, quando egli, avvisato da Emilio, dirada
le sue visite, ella si rinchiude nella disperazione. Alla morte della
sorella, Emilio resta oppresso da un profondo senso di colpa nei suoi
confronti e col passar del tempo riacquista un certo equilibrio, vivendo
in uno stato d'animo senile senza slanci, ma trasformando la vita in ricordi,
nei quali le doti di Angiolina si uniscono alle qualità morali
di Amalia in un'unica figura di donna ideale.
Nella Coscienza di Zeno, l'opera più complessa di Italo Svevo,
egli si ricava una condizione sicura nella condizione appartata e immune
da giudizi morali, della malattia, in cui uno ha diritto di essere diverso
senza per questo essere condannato ma, anzi, scusato e protetto.
Composto tra il 1919 e il 1922, La Coscienza di Zeno fu pubblicato a Bologna
dall'editore Cappelli nel 1923, a spese dell'autore. Dopo gli anni di
silenzio dalla pubblicazione di Senilità nel 1898, Svevo scrisse
spinto da un'intima necessità, "da un attimo di forte e travolgente
ispirazione". Questo romanzo porta a conclusione tutta la ricerca
dello Svevo scrittore, dando definitiva espressione alla problematica
sia dal punto di vista concettuale che formale, rivoluzionando la tecnica
narrativa tradizionale.
Svevo trova nella psicanalisi il supporto per un'indagine sulla vita,
tutta interiorizzata nello spazio della coscienza.
Zeno
Cosini, il protagonista, evoca dalla memoria le vicende della vita,
dalla quale esse sembrano scaturire per caso. Attraverso l'analisi,
il narratore diagnostica non più solo la sua malattia, ma quella
dell'umanità.
La trama: La vicenda si svolge in otto capitoli, nei quali Zeno Cosini,
agiato uomo d'affari triestino, si rivolge a un medico per guarire
da una grave nevrosi, e quale terapia, gli viene prescritto di scrivere
le tappe della sua vita, quale introduzione alla terapia psicanalitica. |
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Zeno inizia con un'analisi del suo vizio del fumo e dei suoi ripetuti
propositi di smettere, fumando l'ultima sigaretta. Altro tema importante
è quello del rapporto col padre, rievocato con la scena della sua
morte e dei rimorsi che questa gli lasciò nell'animo.
Segue
la "storia del suo matrimonio", in cui Zeno, conosciuto in Borsa
un esperto commerciante, Giovanni Malfenti, ne frequenta la casa e sogna
di sposare una delle sue quattro figlie: Ada, saggia e molto bella, Augusta,
gentile ma assai poco bella, Alberta, tutta dedita agli studi, e Anna
piccola e vivace.
Egli sceglie Ada, la quale non lo gradisce preferendogli Guido Speier,
brillante artista, suonatore di violino, bello ed elegante. La famiglia
fa in modo che egli sposi Augusta, che lo ama davvero e diviene moglie
ideale, dolce e allegra, buona padrona di casa. Zeno allora, a causa della
gelosia per Ada che sta per sposare Guido, viene assalito dalla "malattia"
della paura di invecchiare e di morire e inizia una relazione con Carla
Gerli, una ragazza povera ma carina che aspira a diventare una buona cantante.
Zeno entra nell'ufficio del cognato Guido come consulente commerciale,
dove le fantasticherie sono tante ma gli affari sono scarsi. In quegli
anni, in cui nascono i bambini delle due coppie, Zeno assiste ai tradimenti
di Guido verso sua moglie e allo sfiorire della bellezza di costei per
il morbo di Basedow. Anche la ditta fallisce per un affare speculativo
condotto male, nonostante l'investimento del capitale della dote di Ada,
e Guido si suicida. Zeno, tentando di salvare la situazione finanziaria,
dopo quasi cinquanta ore di lavoro, arriva tardi al funerale del cognato
e segue il feretro di un altro, attirandosi i rimproveri della famiglia.
Ada,
convinta che Zeno non sia intervenuto al funerale di Guido per antichi
rancori, parte per Buenos Aires presso i parenti del marito senza che
Zeno riesca a spiegarle l'equivoco.
L'ultimo
capitolo è costituito dal diario di Zeno, che, allo scoppiare della
Prima Guerra Mondiale con l'ingresso dell'Italia nel maggio 1915, rinuncia
alle cure psicanalitiche "rieducative" impostegli dal medico
e si trasferisce nella sua villa di Lucinico, vicino a Gorizia, per tornare
alle sue vecchie dolci abitudini e a promettere di smettere di fumare.
Allora
egli scopre di amare la sua malattia, di preferire la sua vita a quella
dei sani e accertandosi di non aver perso la voglia di amare le donne.
A contatto diretto con i soldati e la guerra, tornato a Trieste, nel 1916
egli si dichiara guarito, persuaso di essere sempre stato sano e di non
doversi curare: scrive pertanto al suo medico.
Pensa che la vita somiglia a una malattia, che non vuole cure ed è
sempre mortale. Solo gli animali possono essere realmente sani: l'uomo,
alterando l'equilibrio naturale, ha creato la malattia. Forse solo una
catastrofe prodotta dagli ordigni creati dall'uomo, con un'esplosione
provocata da un uomo un po' più ammalato degli altri, potrà
far tornare la salute in una terra nebulosa errante nei cieli, libera
dai parassiti e dalle malattie.
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