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CARSIANA |
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Per i particolari di allestimento adottati, Carsiana è uno strumento di interpretazione dei principali ambienti vegetali del Carso e occasione per esibire le loro specie più caratteristiche. In essa perciò si vogliono mettere in evidenza gli elementi costitutivi ricorrenti della complessa realtà naturale del territorio.
BOSCO
E SOTTOBOSCO CARSICO RUPI
MEDITERRANEO-ILLIRICHE LANDA
CARSICA DOLINA ALTO
CARSO FLORA
IGROFILA E LACUSTRE
La
LEGGENDA DEL CARSO narra: I lamenti della bella principessa prigioniera attrassero alfine un giovane cavaliere il quale decise subito di liberarla. Venuto a duello col perfido mago, dopo un aspro combattimento, lo trafisse a morte con la sua spada e liberò così la principessa che si era ormai invaghita del suo coraggioso salvatore. Ma questi non volle portarla con sé, al suo castello: adducendo a pretesto un'impresa che doveva portare a termine a tutti i costi, la lasciò con la promessa di tornare presto a riprenderla per farla sua sposa. Non tornò mai più. La bella principessa Rosandra si mise allora a piangere disperatamente. E tale era il suo dolore e lo strazio che una buona fata, impietosita, la tramutò in sasso. E dal sasso continuarono a uscire le lacrime con tale abbondanza che ben presto formarono un ruscello, il quale cominciò a scorrere lungo la valle, attraverso cascatelle, salti di roccia, vasche, pareti di pietra, greti sassosi, verso il mare." L'autore Dante Cannarella nel suo libro "motivi carsici" commenta la leggenda dicendo: "Seduto su una liscia piastra di roccia grigia, ascoltavo il mormorio dell'acqua che vedevo scorrere, chiara e cristallina, ai miei piedi. Quell'acqua poteva davvero essere formata dalle lacrime della principessa Rosandra? È bello credere alle leggende, perché le leggende accontentano il cuore mentre le spiegazioni scientifiche soddisfano solo il cervello. Mi sarebbe piaciuto risalire il torrente fino a trovare la pietra dalla quale l'acqua sgorgava. L'avrei baciata a lungo, sperando con il mio bacio di richiamare in vita il marmoreo corpo della principessa in cui era racchiuso. Ma la mia sarebbe stata una viltà, perché non ero il bel cavaliere che la principessa disperatamente piangeva. Io ero soltanto un povero uomo qualsiasi che credeva ancora alle leggende ed ai sogni. Un'uomo
che guardava l'acqua scorrere via, sotto i suoi piedi, come fosse la sua
stessa vita, né poteva far nulla per trattenerla. Ricordava soltanto,
ed anche quello era un sognare. Ricordava le tenere parole d'amore sussurrate
sulle labbra della donna ed i suoi baci dolci e le sue carezze. Ogni
cosa tra gli uomini ha un principio ed una fine, anche i sentimenti. Per questo provavo il desiderio di risvegliare Rosandra: per unire alle sue anche le mie lacrime. Oppure avrei potuto pregare la buona fata che mi tramutasse in pietra, accanto all'infelice principessa. Ed a notte i geni delle rocce sarebbero scesi dai loro nascondigli ed intrecciandoci di fiori ci avrebbero uniti in matrimonio legandoci l'uno all'altro con una corda fatta di timo odoroso. Ma
no, non gli uomini il dolore tramuta in pietra, ma soltanto il loro cuore!
Per questo essi non piangono e devono accontentarsi di guardare l'acqua
del torrente scorrere limpida sotto il loro piede e credere, per una volta
ancora, alle leggende.
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