City's Key
Classe 4E - ITC Carli di Trieste a/s 2003/04
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CARSIANA

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CENNO STORICO
È stato avviato nel 1964 un giardino botanico nel comune di Sgonico (Trieste) ad opera di un gruppetto di studiosi e amanti della flora carsica. Venne scelto il nome di Carsiana, sia perchè l'intendimento era quello di conservare e raccogliere le specie più significative del carso, sia perchè si voleva stabilire un ideale con l'orto botanico Juliana della Val Trenta che illustra gli aspetti della flora delle Alpi Giulie.

Per i particolari di allestimento adottati, Carsiana è uno strumento di interpretazione dei principali ambienti vegetali del Carso e occasione per esibire le loro specie più caratteristiche. In essa perciò si vogliono mettere in evidenza gli elementi costitutivi ricorrenti della complessa realtà naturale del territorio.


FLORA
I ghiaioni calcarei si formano al piede degli altopiani carsici; nella nostra zona i principali sono in Val Rosandra, sul Monte Nanos e sulle falde dell'altipiano di Tarnova. I ghiaioni ospitano un complesso di specie che si sono adattate a questo ambiente particolarmente difficile. Da noi tali specie sono delle rarità floristiche, con distribuzione limitata alle Alpi dinaridi.

BOSCO E SOTTOBOSCO CARSICO
Il manto erboso è costituito prevalentemente dalla Sesleria autumnalis Kern. Dalla costante presenza di questa graminacea e del carpino nero, tale associazione ha preso il nome di "Seslerio-Ostryetum carpinifoliae". Tra le altre specie appartenenti all'associazione compaiono l'asparago, la peonia, il vincetossico, il citiso sanguigno ed il citiso nereggiante.

RUPI MEDITERRANEO-ILLIRICHE
Sulle rupi costiere compaiono interessanti associazioni vegetali la cui caratteristica è di ospitare numerose specie delle coste dalmate e del Quarnero, che nella nostra zona trovano il limite settentrionale di diffusione.

LANDA CARSICA
La scomparsa dei boschi ha ridotto certe zone del Carso a una landa spazzata dalla bora con rocce affioranti dove solo le piante poco esigenti possono sopportare una spinta aridità estiva e rendere meno brullo il paesaggio. Questo ambiente, pur nella sua degradazione, è uno degli aspetti più rappresentativi del Carso e la fioritura primaverile è una meraviglia di colori per la presenza di alcune specie di notevole bellezza.

DOLINA
Le doline carsiche di una certa profondità presentano l'interessante fenomeno dell'inversione della temperatura con conseguente ristagno di aria fresca e umida sul fondo. Ciò si verifica naturalmente anche nella dolina di "Carsiana", dove il visitatore può trovare conferma di un fenomeno largamente diffuso sul Carso.
Il discorso sulla flora delle doline carsiche, si può dire che queste sono altrettante isole continentali inserite nel clima submediterraneo dell'altopiano.

ALTO CARSO
Una parte del versante a meridione della dolina,esposto a nord, ospita alcune specie rappresentative del Carso montano più interno. Questa zona richiese una particolarissima sistemazione. Basti pensare al clima secco estivo del nostro Carso per rendersi conto che queste specie sarebbero ben presto intrinstite se non avessero trovato condizioni di freschezza e umidità.

FLORA IGROFILA E LACUSTRE
Il Carso presenta un'assenza quasi totale di acque superficiali dovuta alla permeabilità del suolo. Per poter ospitare anche queste specie si è dovuto costruire un insieme di vasche dove sono state immesse piante acquatiche provenienti per la maggior parte dai due unici laghi carsici della nostra regione: Doberdò e Pietrarossa.


La LEGGENDA DEL CARSO narra:
" C'era una volta una bellissima principessa, di nome Rosandra, che un cattivo mago teneva prigioniera nel suo castello incombente tetro e dirupato sulla valle.

I lamenti della bella principessa prigioniera attrassero alfine un giovane cavaliere il quale decise subito di liberarla. Venuto a duello col perfido mago, dopo un aspro combattimento, lo trafisse a morte con la sua spada e liberò così la principessa che si era ormai invaghita del suo coraggioso salvatore.

Ma questi non volle portarla con sé, al suo castello: adducendo a pretesto un'impresa che doveva portare a termine a tutti i costi, la lasciò con la promessa di tornare presto a riprenderla per farla sua sposa.

Non tornò mai più. La bella principessa Rosandra si mise allora a piangere disperatamente. E tale era il suo dolore e lo strazio che una buona fata, impietosita, la tramutò in sasso. E dal sasso continuarono a uscire le lacrime con tale abbondanza che ben presto formarono un ruscello, il quale cominciò a scorrere lungo la valle, attraverso cascatelle, salti di roccia, vasche, pareti di pietra, greti sassosi, verso il mare."

L'autore Dante Cannarella nel suo libro "motivi carsici" commenta la leggenda dicendo: "Seduto su una liscia piastra di roccia grigia, ascoltavo il mormorio dell'acqua che vedevo scorrere, chiara e cristallina, ai miei piedi.

Quell'acqua poteva davvero essere formata dalle lacrime della principessa Rosandra? È bello credere alle leggende, perché le leggende accontentano il cuore mentre le spiegazioni scientifiche soddisfano solo il cervello.

Mi sarebbe piaciuto risalire il torrente fino a trovare la pietra dalla quale l'acqua sgorgava. L'avrei baciata a lungo, sperando con il mio bacio di richiamare in vita il marmoreo corpo della principessa in cui era racchiuso. Ma la mia sarebbe stata una viltà, perché non ero il bel cavaliere che la principessa disperatamente piangeva. Io ero soltanto un povero uomo qualsiasi che credeva ancora alle leggende ed ai sogni.

Un'uomo che guardava l'acqua scorrere via, sotto i suoi piedi, come fosse la sua stessa vita, né poteva far nulla per trattenerla. Ricordava soltanto, ed anche quello era un sognare. Ricordava le tenere parole d'amore sussurrate sulle labbra della donna ed i suoi baci dolci e le sue carezze.
Era d'estate ed il suo corpo era ignudo. La pelle ambrata, tiepida di luce, rabbrividiva sotto le mie carezze ed i miei baci. Quel corpo meraviglioso che si tendeva, protendeva, caldo nell'abbandono e nel desiderio.
Quello era l'amore, ma perché ricordarlo?

Ogni cosa tra gli uomini ha un principio ed una fine, anche i sentimenti.
Mi disse di attenderla e non tornò mai più.

Per questo provavo il desiderio di risvegliare Rosandra: per unire alle sue anche le mie lacrime. Oppure avrei potuto pregare la buona fata che mi tramutasse in pietra, accanto all'infelice principessa. Ed a notte i geni delle rocce sarebbero scesi dai loro nascondigli ed intrecciandoci di fiori ci avrebbero uniti in matrimonio legandoci l'uno all'altro con una corda fatta di timo odoroso.

Ma no, non gli uomini il dolore tramuta in pietra, ma soltanto il loro cuore! Per questo essi non piangono e devono accontentarsi di guardare l'acqua del torrente scorrere limpida sotto il loro piede e credere, per una volta ancora, alle leggende.