Critiche teatraliRecensione: "I ragazzi irresistibili" di Neil Simondi Alessia CarraroTeatro pieno la sera del 31 marzo per la prima teatrale a Trieste della commedia di Neil Simon “I ragazzi irresistibili”. Protagonisti indiscussi Johnny Dorelli, nella parte di Willie Clark, e Antonio Salines, nella parte di Al Lewis. La storia? Una famosa coppia comica che, recitando assieme per 43 anni, ha segnato per sempre l’epoca del vaudeville americano. Oggi però li ritroviamo separati, senza contatti da 11 anni. Willie rinchiuso nella sua piccola camera d’albergo di una caotica New York. Al che vive con la figlia in mezzo al verde del New Jersey. Il primo che spera ancora di trovare una parte in qualche spettacolo o in qualche misera pubblicità, sempre amareggiato per l’abbandono del compagno di una vita. L’altro che si è lasciato già da tempo la carriera d’attore alle spalle e, con quella, anche il compagno Clark. Ma quando il nipote di Willie, l’agente teatrale Ben (un naturalissimo Adriano Giraldi), chiede al suo caro zio un’ultima rappresentazione dello sketch che ha reso famoso il duo comico, inizia la vera avventura. Così ritroviamo unite queste due icone della commedia. Non sembrano però andare proprio d’accordo. Non vogliono rendersi per nulla la vita facile. Ma alla fine metteranno da parte ogni orgoglio e si troveranno addirittura a condividere l’ospizio. Dorelli e Salines sono i nonni, gli zii o i padri che molti di noi vorrebbero avere. Sono creatori di umorismo sottile, battute e sketch alla portata di tutti, divertenti, mai banali e noiose. Un applauso meritato anche al resto del cast: dal già sopra citato Adriano Giraldi, a Gualtiero Giorgini, Fulvio Koren, Zita Fusco e Maria Serena Ciano. Sicuramente una nota va riservata all’autore Neil Simon. Oltre al ritmo delle battute, mi sembra degna d’attenzione l’idea di scrivere una commedia sulla commedia; nel senso che l’autore ci fa scoprire l’universo che si agita dietro al rutilante mondo dello spettacolo: invidia, gelosia, grandi generosità e amore per la recitazione. Non mi pare poco. Due ore e mezza spese bene e che io, personalmente, consiglierei ad amici e parenti. Gli attori hanno collezionato, in questa serata, gli applausi di un pubblico caloroso e veramente divertito, felice di essere andato a casa con un sorriso in tasca, da spendere con gli amici nei giorni di routine. Un pubblico, però, di pochi giovani che, a mio avviso, avrebbero trovato la commedia veramente divertente; un modo per riscoprire le serate all’insegna del teatro e del divertimento spontaneo e diretto. Anche perché l’argomento è fresco e sempre attuale: l’amicizia. E l’amicizia alla fine trionfa sull’orgoglio, sulla malattia e sulla vecchiaia! Una fantastica interpretazione insomma, quella di Willie e Al che si amano e si odiano, si cercano e si vogliono lontani, ma che, per prima cosa, si stimano per quello che sono realmente, due grandi artisti…nella commedia come nella realtà. E dopo questo spettacolo vi assicuro che vi ritroverete a sorridere quando qualcuno, al bussare alla vostra porta, si sentirà rispondere “Si accomodi” e non il solito “Avanti”! Alessia Carraro RECENSIONE DE "I RAGAZZI IRRESISTIBILI"di Matteo Gerli
Trieste, 31 marzo 2006 Qualsiasi commento sullo spettacolo sarebbe superfluo. Con due nomi del genere (Jhonny Dorelli e Antonio Salines) stampati sulla locandina e con il loro curriculum, era ovvio aspettarsi uno show ad alto livello. Non ho visto nessuno uscire dal teatro deluso. La commedia, scritta da Neil Simon, in cartellone al teatro Cristallo fino al nove di aprile, tratta di una storia apparentemente molto semplice. Al Lewis e Willie Clark, due amici, un duo comico inseparabile per quasi mezzo secolo, si divide, colpa di Al, che, senza consultare la sua "spalla", decide di ritirarsi. Undici anni dopo, senza essersi mai più né visti né parlati, hanno la proposta del nipote di Willie,Ben, di ritornare su un palcoscenico, e riproporre lo sketch che li ha resi famosi. La storia, raccontata così, potrebbe non catturare lo spettatore, potrebbe sembrare una commedia qualunque, magari recitata bene, ma anonima. Qua emerge la bravura di Simon, che tratta temi complessi, come l'amicizia, la vecchiaia, la solitudine e il mondo dello show-business, con leggerezza (è pur sempre una commedia!) ma senza mai sfociare nella noia o nella banalità. È un teatro che fa ridere (e molto!) ma, più tardi, a mente fredda, fa ragionare. Insegna che nella vita nulla è scontato, che le cose possono cambiare da un momento all'altro e noi dobbiamo essere pronti a reagire. Fa capire che prima di pensare di conoscere gli altri, dobbiamo capire noi stessi, i nostri limiti e accettarci così come siamo. Un grande grazie a tutto il cast che, oltre ai sopraccitati due protagonisti, merita un applauso, per la bravura e la simpatia. Una gradita sorpresa, ma forse sarebbe più giusto parlare di riscoperta, visto il ruolo audace di infermiera sexy, della triestina Zita Fusco, conosciuta ai più per aver partecipato al programma televisivo "Amici di Maria de Filippi. Credo che pure gli attori siano soddisfatti della loro performance. Molti gli applausi anche durante la rappresentazione. Ovviamente più di tutti è stato salutato Dorelli, che insieme a Gianni Ferio ha curato anche le musiche, ma tutti quanti al termine, dopo oltre due ore e mezza, sono stati ricompensati a dovere. Mi prendo la libertà di esprimere solo una critica, verso la gioventù triestina. Pochi, anzi troppo pochi i giovani presenti in sala. Voglio pensare che il motivo era la serata del venerdì, che molti erano impegnati, e che, alle prossime rappresentazioni, i ragazzi saranno molti di più. Non vorrei dare ragione a chi parla di una perdita di amore verso una forma d'arte, ultimamente un po' snobbata, come il teatro. Matteo Gerli RECENSIONE DI "SEI PERSONAGGI IN CERCA D'AUTORE"Di Matteo GerliLo spettacolo, che dopo una lunga tournée, in oltre sessanta teatri in tre anni, fa tappa al Politeama Rossetti fino a domenica nove, fa parte della sua celebre trilogia, comprendente anche Ciascuno a suo modo e Questa sera si recita a soggetto. Degna di nota, la locandina, dove compare una incerta sagoma bianca nell'inquietante sfondo nero, rappresentano molto efficacemente l'identità mancata dell'individuo. Elementi che aiutano a comprendere il pensiero "pirandelliano" e ciò che ha determinato il suo successo mondiale. Sei personaggi in cerca di autore è stata rappresentata per la prima volta nel lontano 1921, oltre ottantanni fa. Possono sembrare un'eternità, ma durante lo spettacolo "non pesavano". I temi, attuali adesso, potevano essere ambientati nei giorni nostri. Ottima scelta quella di Carlo Cecchi, che ha cercato di "modernizzare" l'opera a modo suo, restando fedeli al testo originale. Pirandello è uno dei maggiori esponenti del teatro europeo del secolo scorso, ma questa non è una garanzia di successo. Cecchi, in passato, ha già lavorato a L'uomo, la bestia e la Virtù del medesimo autore, il che lo ha reso un regista avveduto, ma per far vivere Pirandello ci vuole ben altro.Il pubblico triestino ha recepito il messaggio e ha gradito molto. Scenografia semplice, o inesistente. Uno sfondo chiaro e qualche cassettone "da teatro" Nulla più. Ecco apparire in scena gli attori, e poi, dopo un breve inizio, i personaggi. Pochi i nomi da ricordare in questo dramma. Anzi nessuno. Tutti rappresentano il ruolo che interpretano. Come nella vita, dove ognuno indossa una maschera, anzi più d'una secondo il ruolo assegnato dagli altri. Ecco emergere, da subito, la poetica pirandelliana. Il teatro nel teatro. La storia è ambientata in un teatro. Sei personaggi. Anzi i sei personaggi, alla ricerca di qualcuno che si presti loro per metter in scena il loro dramma. Il padre, la madre, la figliastra, il figlio, il giovinetto e la bambina. Il regista (che tra l'altro è interpretato magistralmente dallo stesso Cecchi) tenta di mettere in scena la storia di queste due famiglie. La prima è composta dal padre (Paolo Graziosi di cui non si contano i lavori con Cecchi) e dal figlio (Francesco Ferrieri), la seconda dalla madre (Sabina Vannucchi), andata via con un altro uomo poi deceduto, e dai figli avuti nella seconda unione. Ad unire questi due gruppi familiari è un incontro casuale e angosciante. Il padre e la figliastra (Antonia Truppo) si conoscono in un bordello. Splendidi i dialoghi, e interpretati da tutti in maniera chiara e coinvolgente. Mi permetto di complimentarmi con la Truppo, che è molto convincente e promette bene per la sua giovane età. Non è un caso che abbia vinto il premio Premi Eti - Gli Olimpici del Teatro, come miglior attrice esordiente nel 2005. Al termine la rappresentazione è stata salutata dal pubblico triestino con applausi molto calorosi, soprattutto dai molti ragazzi presenti. Presenti classi intere dei vari istituti cittadini. Per molti è stata un occasione per un ripasso scolastico, magari alcuni di loro quest'anno dovranno affrontare l'esame di stato. Pirandello, per capirlo veramente, è meglio "vederlo", "toccarlo con mano", piuttosto che studiarlo su un libro. Matteo Gerli
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