Scuola sicura, sicura professioneLa fuga dagli istituti tecnici a favore dei licei ha segnato un’inversione di tendenza? È troppo presto per dirlo dal momento che appena il 25 gennaio si sono chiuse le iscrizioni, ma c’è da augurarsi che la progressiva licealizzazione di intere generazioni si sia esaurita. Perché?Perché mentre il 70 per cento delle aziende cerca quadri di collaudata professionalità, ragionieri, operatori di progetto e responsabili di commercio, le iscrizioni agli istituti tecnico professionali hanno conosciuto in questi anni un calo vistoso. Il mondo produttivo ha bisogno di un numero di ragionieri cinque volte superiore di quello che si riesce a sfornare e l’Europa unita ha sempre più bisogno di giovani dotati di competenze linguistiche. Ma sono solo due esempi tra i tanti. C’è fame di matematica, fisica, economia, conoscenze che gli istituti superiori offrono senza nulla da invidiare ai licei. Quest’anno c’è inoltre un altro mito negativo da sfatare: la riforma Moratti. Il nuovo corso di formazione tecnico professionale, di competenza regionale, è slittato al 2007-2008. Si teme che chi si dovesse iscrivere prima finirebbe per andare incontro ad un rovesciamento di situazione. In realtà chi comincia un ciclo è garantito che lo chiuda secondo i piani di studio stabiliti. Quindi avrebbe senso scegliere controllando i piani di studio seguendo la cosiddetta vocazione dell’aspirante studente e considerare, con realismo, ma senza angoscia, le tendenze del mercato del lavoro che chiede quadri di alta preparazione e non generici liceali. Si consideri inoltre che a chi frequenta il liceo si apre la strada universitaria come unica, reale possibilità di sbocco dalla scuola superiore. Il quadro che si dischiude davanti è tanto vasto quando caotico. Tremila corsi di laurea con più di centomila discipline. Un mondo che spesso diventa un ennesima area di parcheggio e che pochi affrontano con la determinazione e la convinzione di trovare una soluzione professionale soddisfacente. E’ il mondo dell’incertezza e della scelta procrastinata. Per chi invece lo affronta con un diploma tecnico professionale – quando e se decidesse di farlo-, il mondo dell’Università è invece una conseguenza logica e coerente per capitalizzare gli investimenti culturali fatti a monte. Non c’è che da augurarsi che le vocazioni tornino ad ispirare gli studenti e i loro genitori, lontani dalle mode culturali del momento e dalle leggende metropolitane. Prof. Marco Coslovich
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