IL PERIODO COMMERCIALE
Attraverso la storia della ditta commerciale di Julius Kugy si può ripercorrere a grandi linee la storia del commercio a Trieste.
La ditta, chiamata Pfeifer & Kugy, era stata fondata nel 1842 dal padre di Julius, in società con un consorte d'affari. Originario di Lind, Kugy padre si era trasferito a Trieste che era allora un porto franco. Le merci che arrivavano, non pagavano dogana per favorire l'afflusso dei compratori che arrivavano specialmente dalle regioni confinanti, la Carniola (Slovenia), l'Austria, il Friuli, l'Italia settentrionale, non escluse altre regioni del centro-Europa. Le merci provenivano specialmente dal Levante (Grecia, Turchia, Egitto) e dall'Italia meridionale.
Fra i generi più diffusi tabacco, uva passa, cotone, nocciole, vino, olio e agrumi.
Nella prima metà dell'Ottocento Trieste aveva anche attivato una linea di scambio con l'oltre Atlantico, da cui importava particolarmente caffè e zucchero. Le varie ditte commerciali stabilite a Trieste avevano funzioni di intermediarie fra i luoghi di produzione e i luoghi di consumo.
Il porto era allora localizzato al Mandracchio, nei pressi dell'attuale piscina Bianchi. Uno dei moli più importanti era il Molo S. Carlo, l'attuale Molo Audace.

Trieste era stata dichiarata porto franco nel 1719. L'impero asburgico riteneva così creare un nuovo centro di interscambio, approfittando del declino di quella che era stata la storica funzione di Venezia.
Il "borgo teresiano", che sorge da una parte tra l'attuale Piazza Unità e dall'altra tra le vie Geppa e Ghega, era stato costruito alla metà del Settecento per impulso di Maria Teresa, prosciugando le saline. La "Città Nuova" viene costruita per permettere ai commercianti di vivere vicino al porto e di disporre di magazzini in cui ricoverare le merci. Più avanti la città si estende alla zona delle Rive ("borgo giuseppino"), in seguito verso Cologna e S. Giovanni, poi ancora verso la zona di Barriera ("borgo franceschino").
Il 1842, l'anno in cui il padre di Kugy si era trasferito a Trieste, cade in un'epoca d'oro per l'emporio triestino. Le merci arrivavano per via mare e successivamente venivano riesportate verso i mercati confinanti, anche per via fluviale (attraverso il Po) oppure su carri trainati da cavalli.
Alla metà del secolo l'avvento della ferrovia e delle navi a vapore mette in crisi questo tipo di commercio. Nuovi mezzi di scambio e di comunicazione (tra essi anche il telegrafo) permettono di congiungere mercati ancor più lontani.
Perciò negli anni Sessanta il commercio triestino entra in una crisi i cui riflessi probabilmente si ripercuotono sulla ditta e sul socio di Kugy.
Il padre di Julius riuscì tuttavia a tenere alto il nome della sua casa di commercio, sia pure con grande fatica e a prezzo di molteplici sacrifici.
Nel 1857 viene inaugurata a Trieste la ferrovia Meridionale, così nominata perché partendo da Vienna attraverso Lubiana essa arrivava al meridione della monarchia.
Fra il 1862 e il 1867 nei pressi dello sbocco ferroviario (l'attuale Piazza Libertà) venne creato un porto artificiale provvisto di banchine e moli. Nel lungo periodo gli effetti sul commercio triestino furono positivi, anche perché nel 1869 entrò in funzione il Canale di Suez. In questo modo Trieste diventa l'unico porto dell'alto Adriatico che può collegare i mercati del medio e dell'estremo Oriente con l'Europa centrale.
Il porto di Trieste si rivelava tuttavia meno competitivo di quanto avrebbe potuto essere. La Camera di Commercio chiedeva per la città un secondo collegamento ferroviario, che in effetti verrà realizzato appena nel 1907.
Negli anni Ottanta e Novanta, nel periodo in cui la ditta era nelle mani di Julius Kugy, si registra una ripresa del commercio triestino e nel "Nuovo Porto" vennero costruiti i magazzini generali grandi hangars a disposizione dei commercianti ("Nonostante la sempre più aggressiva concorrenza di porti meridionali e nordici, nonostante la pericolosa minaccia degli sforzi compiuti dei produttori d'oltre mare per scavalcarci e raggiungere direttamente i loro clienti, Trieste era ancora lo scalo necessario, perscritto da molteplici influssi geografici ed economici, per un vasto ed agitato retroterra che consumava merci in grande quantità . Ho già detto che la nostra era una «casa di commissioni» triestina vecchio stile, col compito di curare tre grandi gruppi del commercio locale. L'idea certamente giusta di non frazionare troppo le forze e di dedicarsi perciò con tutta l'energia a uno solo dei tre gruppi, favorì sempre più la «specializzazione» delle case triestine nel caffè o negli olii e nella frutta meridionale, escludendo gli altri due gruppi (…). La clientela aspettava i viaggiatori, e presto anche noi ne avevamo due, poi tre e infine cinque e anche sei in viaggio. Figuriamoci le spese generali, gli stipendi, le diarie! Non ricorrevamo volentieri a viaggiatori estranei, sia pure esperti, ma preferivamo addestrare giovani forze della nostra casa, quando ci sembravano adatte, da poter mandre ai clienti con piena fiducia quali mediatori del nostro stile e delle nostre tradizioni (…). È chiaro che i continuati energici impulsi che davamo alla nostra azienda e il giro d'affari sempre più largo ponevano sempre maggiori esigenze alla solidità finanziaria della ditta (…)" da “La mia vita nel lavoro, per la musica, sui monti”.).
Non a caso Julius nella sua autobiografia ricorda il 1886 come l'anno più felice per la sua vita personale e il più florido per i suoi affari ("Dalla nostra via Crociera in città eravamo traslocati da un pezzo nella zona del porto franco. Dev'essere avvenuto nel 1906, quando prendemmo in affitto un intero "blocco" di quattro piani nel grande magazzino appena costruito, al cui primo piano si poté sistemare l'ufficio nel modo più soddisfacente. Là concentrammo tutte le nostre merci, tranne gli olii la cui lavorazione, per motivi doganali, non è possibile nella zona franca. Perciò lì trasferimmo nella via Miramar in un deposito adatto allo scopo. Fu in tutti i sensi un grande progresso. Da locali stretti e insufficienti passammo in ambienti addirittura splendidi." op. cit.).
A questo punto, come molti suoi colleghi triestini, egli addirittura progetta di recarsi in estremo Oriente per aprire una filiale a Singapore ("Già nel primo anno della nostra indipendenza mio fratello mi comunicò nel luogo di villeggiatura che il bilancio del' annata era soddisfacente. «Dio ci aiuta» aveva aggiunto con fede. Il tempestoso rialzo dei prezzi del caffè nel 1886 era tornato molto utile alla nostra ditta; lo seguimmo con le nostre speculazioni fin dove, secondo i nostri cauti principi, ci sembrò opportuno. Avendo previsto così l'inevitabile movimento contrario riuscimmo abbastanza abilmente a scansarlo. Anche nella nostra vita commerciale era entrata quindi una certa sicurezza. L'adozione dei dazi differenziali per le importazioni attraverso Trieste, che vi chiamò un gran numero di importatori di caffè e droghe dalla Germania e dall'Austria, il cambio della nostra valuta dal fiorino alla corona, l'abolizione del porto franco e il connesso passaggio ai magazzini con chiusura doganale e con l'impianto e il computo non facile, tutto ciò causò un mucchio di lavoro che ci trovò pronti e coscienziosi al nostro posto. Vedemmo poco dopo la necessità di aumentare a poco a poco il personale e facemmo venire dalla Germania impiegati che in gran parte diedero ottima prova" op. cit.).
Nel 1907 viene finalmente inaugurato il secondo collegamento ferroviario, la linea dei Monti Tauri, che mette in collegamento Trieste con l'Austria meridionale e la Baviera. In questi anni nei pressi di S. Andrea e vicino allo sbocco della ferrovia, vengono costruite nuove e più ampie strutture portuali. Si tratta del porto "Francesco Giuseppe", che tuttavia lo scoppio della guerra non consentirà all'Austria di ultimare. L'ultimo decennio prima della guerra mondiale vede l'ascesa del porto di Trieste, allora da tutti definito "il primo porto della monarchia". Trieste era allora la terza città dell'impero, dopo Vienna e Praga.
Così un grande scrittore triestino, Scipio Slataper, nel 1912 descrive l'attività economica e commerciale della città:
"Qui è ordine e lavoro. Il Puntofranco alle sei di mattina l'infreddito pilota di turno, gli occhi opachi della veglia, saluta il custode delle chiavi che apre il magazzino attrezzi. I grandi bovi bruni e neri trainano lentamente vagoni vuoti vicino ai piroscafi arrivati iersera; e quando i vagoni sono al loro posto, alle sei e dieci i facchini si sparpagliano per gli hangars. Hanno in tasca la pipa e un pezzo di pane. Il capo d'una ganga monta su un terrazzo di carico, intorno a lui s'accalcano e gridano d'essere ingaggiati. Il capo ganga strappa, scegliendo rapidamente, quanti libretti gli occorrono, poi va via seguìto dagli ingaggiati. Gli altri stanno zitti, e si risparpagliano. Pochi minuti prima delle sei e mezzo il meccanico con la blusa turchina sale sulla scaletta della gru, e apre la pressione dell'acqua; e infine, ultimi, arrivano i carri, i lunghi scaloni sobbalzanti e fracassati. Il sole strabocca aranciato sul rettifilo grigio dei magazzini. Il sole è chiaro nel mare e nella città. Sulle rive Trieste si sveglia piena di moto e colori.
E levan l'ancora i grossi piroscafi nostri verso Salonicco e Bombay. E domani le locomotive rintroneranno il ponte di ferro sulla Moldava e si cacceranno con l'Elba dentro la Germania".