KUGY E LA MUSICA
Kugy era ragazzo quando il padre donò alla madre un libro di poesie tedesche, delle quali gliene rimasero impresse due: Il “Rododendro” di F. Loewe e soprattutto Il “Palestrina “di W. Rauschenbush.
Col crescere degli anni, diventato a sua volta musicista decise di eseguire a Trieste alcune opere del celebre musicista italiano del 1500.
Il coro da lui formato prese il nome di “coro palestriniano”; era composto da 12/14 cantori divisi in quattro voci, un soprano, un contralto e due bassi, sua sorella e sua cugina facevano parte delle voci femminili. Per le prove si radunavano in casa Panfini. Kugy cantava coi tenori, Painich dirigeva e Provini suonava l’organo. Tutta Trieste apprezzò la sua prima messa palestriniana: la Missa aeterna Christi munera. Kugy raccontò che mezza Trieste “era in moto quando spuntò il giorno della prima esecuzione.” “Molto prima dell’inizio la chiesetta era sovraffollata, le finestre degli oratorii occupate, la gente fitta persino nel corridoio, nella sacrestia, sulla scala che da su Via Giustinelli, e la via stessa piena d’eleganti carrozze e la prima messa Palestriniana semplice, pura e pia la folla che trattiene il fiato come un miracolo luminoso nelle sue linee magistralmente semplici. Era la prima messa Palestriniana non solo per noi ma per Trieste. Tutta la stampa cittadina salutò la mia iniziativa con entusiasmo; in primo luogo il dotto critico musicale dell’indipendente, il dottor Gian Giacomo Manzutto il più competente di tutti.”
Nello stesso concerto Kugy eseguì l’inno: Duo seraphim clamabant alter ad alterum, dello spagnolo Tommaso Ludovico da Victoria. Kugy ricorda che: “Il mottetto originale è scritto per coro maschile a quattro voci, in si bemolle maggiore, ma lo possono cantare anche quattro voci femminili, in la bemolle maggiore. Io scelsi il secondo modo perché le mie voci femminili erano più belle. E il mottetto che nell’indimenticabile ora invernale sulla faticosamente conquistata vetta del Montasio sentì cantare dagli angeli:” plena est omnis terra gloria eius”.
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Kugy paragona la musica del Palestrina con la pittura di Raffaello e le melodie di Andrea Gabrieli con l’arte di Tiziano.
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In particolare nel suo libro “La mia vita per la musica, nel lavoro e sui monti” egli pensa “ alla religiosità dei dipinti di Giotto o al commovente misticismo delle pitture su sfondo d’oro del Beato Angelico”. Affermando che: “per quanto tu sia travagliato e depresso questo canto ridarà all’anima tua quella pace che il tuo cuore agogna nelle torbide giornate terrene”. “Dona nobis pacem!” Kugy ricorda che la Missa Brevis “lo accompagnò più a lungo di tutte le altre e il suo coro era sempre felice di ripeterla”. Alle volte prendevano pezzi di altre messe e le inserivano in quest’opera. |
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Infine egli ricorda che “la Missa Assumpta est Maria in coelum”, altra composizione palestriniana, è paragonabile al dipinto della Madonna Sistina di Raffaello.
“Ci sentivamo forti. ed ecco che ci si presentò un compito solenne ed arduo : “Assumpta est Maria in Coelum” del Palesrtina a 6 voci, soprano e tenore solisti, in tonalità misolidia. Per la sua elevatezza, per la grazia e l’entusiasmo è molto lodata e la si è paragonata con la Madonna Sistina di Raffaello”. |
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Kugy ascoltò la Messa di Papa Marcello e ne rimase impressionato a punto tale che voleva creare un coro per poterla eseguire. Durante le prove un informatore raccontò al vescovo di Trieste che nel suo coro c’erano cantanti donne che allora non potevano cantare nelle chiese e quindi Kugy venne licenziato. Grazie ad un amico venne a sapere che nella Basilica di Aquileia le donne potevano cantare e decise di eseguire lì la Messa. Era il 20 maggio 1900 e questa data per Kugy rimase indimenticabile perché quel giorno il suo coro cantò stupendamente e continuò a dare concerti. Il più bello fu quello del 14 marzo 1906 nella sala del liceo musicale Giuseppe Tartini.
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