
Veduta dello Jôf di Sompdogna e sullo sfondo la cuspide del Montasio
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Dopo
l’attentato all’erede al trono austriaco del 1914,
scoppiò la prima Guerra Mondiale, che si concluse nel 1918 con
la resa da parte degli austriaci e la vittoria degli italiani con la
conquista di Trento e Trieste. La guerra si svolse anche sulle alpi
Giulie. Julius Kugy vi partecipò arruolandosi come volontario
nel giugno del 1915 nell’esercito asburgico. Vista la sua
grande esperienza alpinistica e la conoscenza dei luoghi, gli fu
assegnato il compito di “alpinreferent”. Molte furono le
azioni che lui progettò. Nel suo libro autobiografico (“La
mia vita”) ne ricorda diverse. La maggior parte delle sue
missioni furono quelle di progettare le spedizioni militari di
ricognizione e lo studio delle postazioni adeguate per disporre
l’offensiva austriaca.
Gli furono conferiti vari riconoscimenti per le missioni ottimamente portate a termine. Data la sua avanzata età, chiese di essere esonerato dal servizio nel 1917 e il congedo gli giunse nel 1918, quando tornò a Trieste. Nelle zone delle Alpi Giulie, dove nella Prima Guerra Mondiale Kugy aveva combattuto, vi sono ancora oggi resti commemorativi, come la statua in suo onore in Val Saisera, in Slovenia. |

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Kugy ebbe a che fare più volte con la Val Saisera. Quando era ancora un civile si arrampicò insieme a Oitzinger e Jože in questo valico, che poi ribattezzò con il nome dello stesso Oitzinger. Kugy descrive quest’impresa come una delle più pericolose, per la difficoltà della salita, una parete di roccia a strapiombo nel vuoto. Su un tratto della parete Oitzinger si ritrovò in difficoltà. Egli era immobile e terrorizzato dalla paura di cadere. Kugy lo aveva assicurato con una fune ad un piccolo spuntone di roccia, che non avrebbe retto ancora per molto. Se Oitzinger fosse caduto, Kugy sarebbe stato trascinato giù. A quel punto Jože si tolse la giacca e la protese all’ingegnere che la fissò alla sua fune. In pochi secondi i due furono al sicuro. La via col passo Oitzinger fu successivamente attrezzata, ma durante la prima Guerra Mondiale, gli alpini tolsero chiodi e corde. Durante il conflitto la Saisera fu teatro della più grande azione del mondo intrapresa sulle Alpi Giulie occidentali, nell’ottobre 1915 la grande unità austriaca doveva strappare agli italiani le quote che dominavano la valle sottostante. Furono istituiti tre battaglioni che avevano come obiettivo lo Jŏf diSompdogna, la sella Sompdogna e quello principale dello Jŏf di Miezegnot. Soltanto nel settore di sella Sompdogna un battaglione riuscì a conquistare la prima posizione italiana, mentre nel resto del fronte, l’attacco costò tante perdite: fu un completo insuccesso. Gli italiani persero pochissimi uomini, gli austriaci, invece, seppellirono nel cimitero militare della Val Saisera 90 dei loro caduti e si ignora quanti dei 400 feriti, nel corso dell’attacco, riuscirono a sopravvivere. |
![]() Resti di una costruzione di guerra sullo Jôf di Sompdogna ![]() Veduta del sentiero del Battaglione Gemona dallo Jôf di Sompdogna. In primo piano il monte Piper e sullo sfondo lo Jôf di Miezegnot |