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20 giugno
Giornata mondiale del Rifugiato

Chi è un rifugiato?

Secondo la convenzione di Ginevra del 28 luglio 1951 e del protocollo di New York del 31 gennaio 1967 approvati dall'Italia con Legge n°95 del 14/02/1970 (G.U. n°79 del 28/03/1970) è rifugiato chi

"...temendo a ragione di essere perseguitato per motivi di razza, religione, nazionalità, appartenenza ad un determinato gruppo sociale o per le sue opinioni politiche, si trova fuori del Paese, di cui è cittadino e non può o non vuole, a causa di questo timore, avvalersi della protezione di questo Paese"

Dal messaggio di Kofi Annan, segretario dell'ONU, per la giornata del rifugiato 2001

Questa Giornata ci offre l'opportunità di riconoscere lo straordinario coraggio ed il contributo dei rifugiati, quelli di oggi come quelli del passato, che continuano a perseverare nonostante abbiano perso tutto, tranne la speranza.
I rifugiati sono i grandi sopravvissuti dei nostri tempi. Molti di loro superano grandi avversità durante gli anni di esilio, per poi, finalmente, ritornare a casa e devono crearsi una nuova vita in terre straniere. Tutti loro meritano il nostro incoraggiamento, sostegno e rispetto.
Purtroppo, in un'epoca di prosperità senza precedenti per alcuni, i rifugiati sono consapevoli che la soglia dell'accoglienza si sta restringendo. Le nazioni che una volta aprivano le porte ai rifugiati, ora le chiudono; mentre i Paesi poveri, che non potrebbero permetterselo, si fanno carico di un sempre più grande fardello. Abbiamo il dovere morale di assistere i rifugiati.

Dal messaggio di Kofi Annan, segretario dell'ONU, per la giornata del rifugiato 2003

La vita da rifugiato, indipendentemente dall’età, non è mai facile. Ma per molte ragioni, l’esilio è particolarmente duro per i giovani.

Questa terza Giornata Mondiale del Rifugiato è dedicata ai milioni di giovani il cui futuro è stato messo a repentaglio dalla guerra, dall’odio e dall’esilio. In un momento in cui dovrebbero sognare le innumerevoli possibilità che la vita offre e dovrebbero prepararsi a svolgere un mestiere nell’età adulta, sono invece confinati dalla dura realtà della povertà e dello sfollamento, e condannati a ciò che spesso appare una vita senza speranza.

Molti giovani rifugiati sono anche privati della protezione della famiglia, situazione che li rende particolarmente vulnerabili a varie forme di abuso. In alcune parti del mondo ragazzi anche dell’età di 15 anni sono soggetti all’arruolamento forzato per combattere in conflitti altrui, le cui ragioni sono per loro spesso incomprensibili. Essi sono fra gli oltre 300.000 giovani, di età compresa fra i 15 ed i 17 anni, che combattono in alcune delle guerrre più violente del mondo. Anche se riescono a scampare alla morte e alle lesioni, restano traumatizzati per la vita da questa brutale esperienza.

Tutti noi vogliamo un futuro più luminoso per i nostri bambini e lottiamo per garantire loro i mezzi per costruire una vita felice e di successo. Purtroppo, i giovani rifugiati non possono usufruire di queste opportunità. Ma visitate una scuola in un qualsiasi campo profughi e vedrete la notevole determinazione dei giovani rifugiati ad imparare e dare il meglio di sé stessi. Di fronte ad enormi svantaggi e ad un futuro incerto, i giovani rifugiati sanno che l’istruzione è la via più sicura per riuscire.


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Ultima revisione della pagina: 06/02/05